. Gastro-enterologia

Gastrite acuta e cronica: cura omeopatica

Lo stomaco è una cavità che raccoglie cibi  ed emozioni. Non tutte le persone nervose che mangiano male soffrono di gastrite. La predisposizione  è importante, come pure l’attitudine a non evitare i fattori nocivi. L’omeopatia unicista spiega la variabilità individuale e ne dà soluzione con il rimedio unitario individualizzato.

Suscettibilità alla gastrite e fattori nocivi

infiammazione della mucosa nella gastrite Non sempre il mal di stomaco è accompagnato da un processo infiammatorio. Disordini alimentari e squilibri emozionali possono alterare la motilità peristaltica dello stomaco e dare sintomi come dolore crampiforme, nausea, cattiva digestione. La gastrite propriamente detta è l’infiammazione, acuta o cronica, della mucosa che riveste la cavità gastrica. Si manifesta con pirosi, bruciore e dolore principalmente in epigastrio, dispepsia, eruttazioni, nausea senso di peso, pienezza, vuoto, etc.. L’infiammazione rappresenta il tentativo dell’organismo di reagire a un insulto alla mucosa gastrica portato da alimenti nocivi ed emozioni negative. I fattori gastrolesivi possono essere intensi oppure di bassa intensità ma continui o ripetuti.

Si realizza un insulto quando un fattore nocivo si combina con la suscettibilità. Questa consiste in un “bug” della complessa organizzazione funzionale deputata alla difesa agli insulti e alla riparazione dei danni. A titolo di esempio, consideriamo i due principali prodotti delle ghiandole gastriche: acido cloridrico e muco. Quest’ultimo protegge la mucosa mentre l’acido cloridrico, necessario alla digestione, è corrosivo. Dall’equilibrio di questi e molti altri fattori dipende l’efficacia della digestione e l’integrità della mucosa. L’equilibrio funzionale è diretto e coordinato da un quid dinamico, detto in omeopatia forza vitale.

Fattori gastrolesivi intensi sono tollerati se la persona è poco suscettibile all’infiammazione gastrica mentre fattori di bassa nocività danno gastrite in presenza di spiccata suscettibilità individuale.

Perchè la gastrite si ripresenta

alimentazione e gastriteNel tempo la gastrite acuta presenta recidive e la gastrite cronica periodiche riacutizzazioni, vediamo perchè:

Spesso le persone sanno quali sono alimenti e bevande nocivi per loro ma mentre alcuni li evitano in modo sistematico, altri continuano ad assumerli perchè ne sentono il bisogno.emozioni e gastrite

Le emozioni negative che disturbano lo stomaco sono ancora più difficili da evitare. Infatti ansia e irritabilità non dipendono solo da noi e la tendenza a “tenere dentro” è difficile da modificare.

I farmaci ansiolitici bloccano l’ansia e i suoi effetti sullo stomaco, ma quando sospesi i disturbi si ripresentano.. I gastroprotettori inibiscono la secrezione acida oppure rivestono la mucosa con una sorta di pelllicola protettiva, ma alla sospensione lo stomaco torna suscettibile alla gastrite. I regolatori della peristalsi modificano  la motilità gastroenterica fintanto che vengono assunti.     L’antibioticoterapia per l’eradicazione dell’ helycobacter pylori ha un’efficacia più duratura, ma poichè il batterio è solo una sorta di parassita di un ambiente gastrico alterato, col tempo i disturbi si ripresentano in tutto o in parte.

Perciò chi è suscettibile alla gastrite, spesso assume una terapia a lungo termine, in modo continuativo o intermittente.

Cura omeopatica

rimedi omeopaticiLa cura di omeopatia unicista risolve invece la predisposizione  alla gastrite poichè cura l’interezza psicosomatica della persona. Il rimedio unitario appropriato agisce a vari livelli. Porta equilibrio nella sfera emozionale e nei desideri alimentari e migliora  anche la tollerabilità dei cibi che fanno male. Attiva i processi riparatori della mucosa e modula l’ipersecrezione acida e la peristalsi.

Il rimedio adatto va individuato dal medico omeopata in base alle peculiarità della gastrite della persona, alla storia clinica e all’intero ritratto sintomatologico. Si considerano le caratteristiche qualitative, spaziali e temporali  delle sensazioni dolorose, i fattori scatenanti e aggravanti: certi cibi ma anche il freddo, la stagionalità, la posizione, circostanze quotidiane e soprattutto emozioni negative e conflitti interni.

I cosiddetti “rimedi per il mal di stomaco”, genericamente indicati per tutte le persone con dolore gastrico, possono dare qualche temporaneo beneficio. Invece con la cura omeopatica adatta alla persona si ha in tempi rapidi risoluzione di una gastrite acuta e miglioramento netto di una gastrite cronica. Con la prosecuzione della cura il miglioramento prosegue e la situazione di benessere si consolida. Infatti il rimedio adatto agisce proprio sulla suscettibilità alla gastrite e quindi previene riacutizzazioni e ricadute.

Consulenza omeopatica online

videocolloquioLa Consulenza medica online di OmeopatiaDinamica è una soluzione ottimale se si è in viaggio o in stress per  troppi impegni e poco tempo per sè, situazioni di cui spesso lo stomaco risente. Si può avere rapidamente un videocolloquio con il medico omeopata e la Prescrizione del rimedio adatto. Tramite l’area privata si può inviare l’EGDS e altra documentazione clinica e si può comunicare con il medico durante il periodo di cura.

E’ diario alimentare online per la cura della gastritedisponibile anche l’opzione Diario Alimentare online per individuare eventuali errori nelle associazioni di cibi e nel bilanciamento nutrizionale. Su richiesta, per massimizzare i miglioramenti emozionali avviati dal rimedio, si possono avere dei colloqui di supporto psicologico con il Medico Omeopata, dott. Gili Maria Luisa, specialista in Psichiatria e Psicoterapeuta.

L’obiettivo della cura è rendere la persona che soffre di gastrite capace di accogliere cibi ed emozioni, senza insulti, danni e dolori.  E’ così possibile appropriarsi del pieno benessere della nutrizione, funzione  vitale dell’unità psicosomatica.

 

 

 

 

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Silicon Valley: Smartphone al bando nella culla della tecnologia

Si riporta di seguito un estratto dell’articolo “Silicon Valley parents are raising their kids tech-free — and it should be a red flag” di Chris Weller, pubblicato su Business Insider. L’articolo è il risultato di un’inchiesta giornalistica sul rapporto tra smartphone ed educazione familiare nell’esperienza di genitori hi-tech della Silicon Valley.

famiglia KoduriSono le 9 di mattina a Sunnyvale, in California, e Minni Shahi sta andando al lavoro nel quartier generale di Apple a Cupertino. Suo marito, Vijay Koduri,  ex dipendente di Google, sta incontrando il suo socio allo Starbucks locale per discutere della loro startup HashCut, che realizza una app per l’editing di video su YouTube.

I due bambini di Shahi e Koduri, Saurav (10 anni) e Roshni (12 anni), sono già stati accompagnati a scuola e probabilmente sono assorti in uno dei Google Chromebooks (computer portatile)  distribuiti all’inizio dell’anno scolastico.

La vita dei Koduri è quella della tipica famiglia della Silicon Valley, eccetto che per una cosa: la tecnologia sviluppata dai datori di lavoro di Koduri e Shahi è del tutto bandita nella loro casa.

Non ci sono sistemi di videogiochi in casa Koduri e i bambini non hanno ancora nemmeno il loro smartphone personale. Saurav e Roshni possono giocare sui telefoni dei genitori, ma solo per 10 minuti a settimana (non ci sono invece limitazioni a utilizzare la vasta collezione di giochi da tavolo familiari). Un po’ di tempo fa la famiglia ha comprato un iPad 2… che ha trascorso gli ultimi cinque anni sullo scaffale più alto di un armadio.

“Sappiamo che ad un certo punto avranno bisogno dei loro smartphone personali”, dice Koduri, 44 anni, a Business Insider. “Ma stiamo cercando di rimandare il più possibile”.

Buoni o cattivi: la tecnologia da che parte sta?

Koduri e Shahi rappresentano un nuovo tipo di genitori della Silicon Valley. Invece di addobbare le loro case con ogni nuovo prodotto tecnologico, molti dei genitori di oggi, che lavorano o vivono nel mondo della tecnologia, stanno limitando – e a volte addirittura vietando del tutto – il tempo che i loro bambini passano sugli schermi.

bambino al buio con smartphoneL’approccio deriva dal fatto che i genitori vedono direttamente, sia attraverso il loro lavoro che semplicemente vivendo nella San Francisco Bay (una regione che ospita le compagnie più prestigiose della Terra) quanto tempo e quanti sforzi sono impiegati nel rendere la tecnologia digitale irresistibile.

 

Uno studio del 2017, condotto dalla Silicon Valley Community Foundation, ha trovato che tra 907 genitori della Silicon Valley, nonostante l’elevata fiducia nei benefici della tecnologia, molti  hanno seri dubbi sull’impatto della tecnologia sullo sviluppo psicologico e sociale dei bambini.

bambini con tablet e smartphone“Non puoi ficcare la testa su un dispositivo e aspettarti lo sviluppo dell’attenzione di lunga durata” dice a Business Insider Taewoo Kim, capo ingegnere AI (artificial intelligence) della startup di machine learning One Smart Lab. Buddista praticante, Kim sta insegnando ai suoi nipoti,  in età 4-11 anni, a meditare e ad approcciarsi a giochi e puzzle senza schermi. Una volta all’anno i bambini fanno esperienza di ritiri silenziosi tech-free nei vicini templi buddisti.

Ex dipendenti delle maggiori aziende tecnologiche, tra cui alcuni dirigenti di alto livello, hanno pubblicamente condannato  l’intensa focalizzazione delle aziende nel creare prodotti tecnologici che inducono dipendenza. Il dibattito ha stimolato ulteriori studi nelle comunità di psicologi, e una graduale consapevolezza delle famiglie del fatto che il palmo di un bambino non è il posto giusto per un dispositivo così potente come uno smartphone.

due bambini sul divano con smartphone“Le aziende tecnologiche sanno che prima porti bambini, adolescenti e teenager a usare le tue piattaforme, più è facile che ne restino dipendenti per tutta la vita” dice Koduri a Business Insider. Continua:  “Non è una coincidenza che Google si sia fatto strada nelle scuole con Google Docs, Google Sheets e la suite per la gestione dell’apprendimento Google Classroom”.

Trasformare i bambini in consumatori fedeli di prodotti dannosi non è esattamente una strategia innovativa. Alcuni studi mostrano che le più grandi compagnie di tabacco spendono circa 9 miliardi di dollari all’anno (24 milioni al giorno) per pubblicizzare i loro prodotti, con l’obiettivo che la nuova generazione li usi per tutta la vita. Lo stesso principio aiuta a capire perchè le catene di fast-food offrono pasti per bambini: la fedeltà al brand è redditizia.

“La differenza con Google è che loro non pensano di essere pericolosi”, dice Koduri e: “Google di sicuro pensa ‘Hey, noi siamo i buoni. Noi stiamo aiutando i bambini, le scuole e sono sicuro che fanno così anche Apple e Microsoft”.

San Francisco, la patria del malessere dello scroll

Erika BoissiereErika Boissiere ha pochi dubbi sul fatto che la tecnologia sia veleno per i cervelli giovani. La 37enne, mamma di due bambini a San Francisco, lavora come terapista di famiglia insieme a suo marito.  Dice che entrambi si sforzano di stare al passo con le ricerche sugli effetti del tempo trascorso  su smartphone e altri schermi. Le ricerche, benchè prive di dati sul lungo termine, hanno già dimostrato conseguenze sul breve termine in teenager e adolescenti che utilizzano molto la tecnologia:  maggiore rischio di depressione, ansia e, in casi estremi, suicidio.

Molti dei genitori con cui lei e suo marito interlocuiscono raccontano di provare un sentimento anti-tech.

Anche solo per il fatto di vivere  nell’epicentro del mondo tecnologico, la coppia ha i “posti in prima fila” per quello che la Boissiere chiama il malessere dello scrollare.

Boissiere farà di tutto per impedire che i suoi bambini, Jack (2 anni) ed Elise (5 anni) abbiano le interazioni ‘basic’ con la tecnologia. Lei e suo marito non hanno una TV in casa ed evitano di usare lo smartphone in presenza dei bambini. Una regola stringente questa, che chiedono di rispettare anche alla babysitter 28enne. La coppia ha trovato una strategia che li aiuta a non sgarrare: quando tornano a casa dal lavoro, mettono gli smartphone vicino alla porta. La maggior parte delle sere controllano lo smartphone una o due volte prima di andare a dormire, ma capita che lei lo guardi più volte. E’capitato più di una volta che i suoi bambini siano entrati nella stanza mentre messaggiava, è corsa quindi a nascondersi nel bagno più vicino.

Educazione low-tech in Silicon Valley: un paradosso?

I genitori della Silicon Valley low-tech e anti-tech potrebbero sembrare troppo cauti, ma in realtà seguono pratiche di lunga data di ex e attuali giganti della tecnologia come Bill Gates, Steve Jobs e Tim Cook.

Nel 2007, Gates, ex CEO di Microsoft, ha implementato un limite allo screen time quando sua figlia ha incominciato a sviluppare un insano attaccamento ai videogiochi. Più tardi diventerà una prassi familiare di casa Gates quella di  non permettere ai bambini di avere il proprio smartphone prima dei 14 anni. Oggi il bambino americano medio ottiene il suo primo smartphone a circa 10 anni.

Nel 2011 Jobs, il CEO di Apple, prima della sua morte, ha rivelato in un’intervista al New York Times che lui proibiva ai suoi bambini di usare l’iPad, al tempo appena uscito, “Noi limitiamo la tecnologia che i nostri figli usano a casa”, disse Jobs al reporter Nick Bilton.

Anche Cook, l’attuale CEO di Apple, ha detto a gennaio che lui non accetta che suo nipote si colleghi ai social network. Il commento ha seguito quello di altri luminari della tecnologia, che hanno condannato i social media come detrimento per la società.

Cook in seguito ha riconosciuto che i prodotti Apple non sono pensati per un uso costante. “Non sono una persona che dice che abbiamo raggiunto il successo se voi li usate continuamente” ha detto. “Non lo condivido per niente”.

La buona notizia: se ne può uscire

Un lato positivo del problema è che almeno una parte degli effetti negativi sembra non essere permanente.

ragazzo steso sul divano con smartphoneUno degli studi più ottimistici, spesso citato dagli psicologi, è stato pubblicato nel 2014 sulla rivista scientifica Computers in Human Behavior. Ha coinvolto circa 100 preadolescenti, la metà dei quali ha passato cinque giorni in un ritiro privo di tecnologia, impegnati in attività come tiro con l’arco, arrampicata e orienteering. L’altra metà è rimasta a casa come gruppo di controllo della ricerca sperimentale.

Dopo soli cinque giornragazzi in gitai trascorsi in ritiro naturale tech-free, i ricercatori hanno evidenziato enormi miglioramenti nei livelli di empatia tra i ragazzi partecipanti. Quelli nel gruppo sperimentale hanno cominciato a ottenere valutazioni più alte nella loro espressività non-verbale, sorridendo più spesso ai successi degli altri ragazzi o mostrandosi preoccupati per qualche brutta caduta altrui.

I ricercatori concludevano: “I risultati di questo studio dovrebbero introdurre un sentito dibattito sociale sui costi e benefici dell’enorme quantità di tempo che i ragazzi passano su smartphone e altri schermi, sia in classe che fuori”.

USA, nuove scuole abbracciano la filosofia low-tech

Non tutti i genitori che crescono i loro figli in modo low-tech riescono a mantenere gli stessi standard quando li mandano a scuola. I figli dei Koduri, ad esempio, condividono un Macbook Air per i compiti e usano i Google Chromebook a scuola.

aula con lavagnaMa tutto intorno alla Silicon Valley stanno sorgendo un certo numero di scuole low-tech, nel tentativo di tornare alle radici. Alla Waldorf School of the Peninsula, una scuola privata a Los Altos (California), i bambini usano lavagne e matite (n.d.t.: evidentemente in America non è più così comune!) e i dispositivi a schermo non vengono introdotti prima dei 13 anni. Alla Brightworks School, una scuola privata di San Francisco, i ragazzi esercitano la creatività usando utensili, smontando radio e frequentando lezioni tenute in case sugli alberi.

smartphone e computer in classeNel frattempo in molte scuole pubbliche la tecnologia è diventata una forza trainante, dicono gli educatori Joe Clement e Matt Miles. Nel loro libro “Screen Schooled” (2017), gli autori portano avanti l’idea che la tecnologia a scuola faccia più male che bene, anche quando viene utilizzata per aumentare i punteggi nei test standardizzati di matematica e comprensione del testo. “È interessante pensare-scrivono gli autori- che in una scuola pubblica moderna, dove si chiede ai ragazzi di usare dispositivi elettronici come gli smartphone, i figli di Steve Jobs sarebbero stati tra i pochissimi a cambiare scuola”. Clement e Miles si chiedono: “Cos’è che questi benestanti dirigenti tech sanno sui loro prodotti che i consumatori non sanno?”.

Gli smartphone nella vita in famiglia

Nella parte occidentale della Baia di San Francisco, a San Mateo, l’imprenditrice tecnologica Amy Pressman (cofondatrice e presidente dell’azienda software Medallia) vive con suo marito e i suoi due figli, la quattordicenne Mia e il sedicenne Jacob. Il suo figlio più grande, Brian, ha 20 anni ed è al secondo anno del college.

smartphone a tavolaAnche se non ha il controllo di cosa faccia Brian quando è a scuola, in casa Pressman è molto severa. Non ci sono dispositivi elettronici sul tavolo a cena. Dopo le 10 di sera, i ragazzi devono consegnare i loro smartphone e lasciarli in carica in cucina durante la notte. Si gioca ai videogame solo 5-7 ore a settimana.

Come Koduri, che ricorda con nostalgia quando giocava fuori da bambino, adesso Pressman cresce i suoi figli con quell’idea in testa: vorrebbe tornare a un mondo più analogico. “I bambini non vanno fuori a giocare” dice Pressman  a Business Insider. “Il mio figlio più grande è stato molto più tempo in compagnia dei suoi coetanei di quanto farà il più piccolo”.

Negli ultimi anni, la famiglia ha fatto progressi nel trascorrere del tempo insieme. A differenza delle tante famiglie che rientrano a casa e si piazzano in stanze diverse, con gli occhi incollati ai dispositivi elettronici, adesso vanno a teatro oppure vanno a prendere un gelato dalla miglior gelateria di San Francisco.

Pressman racconta di aver organizzato una gita di un weekend alla Death Valley (un Parco nazionale in California). La scarsità di porte USB per la ricarica e di Wifi sono state attrattive a favore della scelta della destinazione. “La connettività era qualcosa di abbastanza orribile”, dice Amy. “..E ciò era delizioso.”

Le regole sono dure, ma potrebbero valere la pena

bambina esclusa da altre bambinePressman e altri genitori hanno detto a Business Insider che non è facile trovare un equilibrio nel limitare l’uso della tecnologia, soprattutto perchè i bambini cominciano a sentirsi tagliati fuori dal gruppo di coetanei. Più a lungo i genitori cercano di imporre le loro restrizioni, più temono di crescere essenzialmente degli emarginati.

“ragazzi al videogiocoNon ho un esempio di come avere a che fare con questo mondo” dice la Pressman. “Questo mondo non esisteva quando io stavo crescendo, e le restrizioni che i miei genitori stabilivano sull’uso della TV non hanno senso nel mondo della tecnologia in cui il computer è contemporaneamente il tuo divertimento, i tuoi compiti a casa e la tua enciclopedia.”

Molti genitori che hanno parlato a Business Insider hanno detto che la loro migliore difesa dalla dipendenza dalla tecnologia è introdurre delle attività di rimpiazzo o trovare strategie per usare la tecnologia in modo più produttivo. bambini che corronoQuando la siccità della California ha rovinato il giardino di Koduri, lui ha riempito l’appezzamento di cemento e ha costruito un campo da basket, che usano i suoi figli e i loro amici. Quando la Pressman ha notato che a sua figlia interessavano i computer, si sono iscritte ad un corso di programmazione insieme.

Questi genitori sperano di riuscire a insegnare ai loro figli come entrare nel mondo adulto, sviluppando un modo sano di usare – e in certi casi, di evitare – la tecnologia. Di tanto in tanto, dicono, si vede un barlume di speranza.

Negli anni in cui la Pressman si è impegnata per sensibilizzare le persone in favore di una riduzione dell’utilizzo della tecnologia, suo figlio maggiore ha iniziato a cogliere il senso di tagliare il tempo sugli schermi. Come studente di Matematica, preferisce utilizzare i libri cartacei perchè si è accorto che le versione digitali disturbano la concentrazione.

Pressman ricorda di come l’anno precedente, durante un lungo viaggio in famiglia, suo figlio abbia sorpreso tutti con qualcosa che raramente i genitori non vogliono ascoltare: un’ammissione di errore. “Lo sai che inveisci sempre contro i social media e ho sempre pensato che avessi torto?” disse Brian, riferendosi alle tante prediche sulle interazioni umane “reali”. “Beh, sto incominciando a pensare che hai ragione.”

 

 

 

Psicologia & Esistenza

Difficoltà di concentrazione nell’adulto? dal senso esistenziale agli accorgimenti

cimmagine geometrica di concentrazioneL’etimologia della parola concentrazione rimanda al cerchio e al rapporto tra circonferenze concentriche. Per indicare il rapporto tra la nostra mente e ciò concentrazione colore-formacui essa si applica, senza questa immagine geometrica,  dobbiamo usare espressioni come “essere in”, “calarsi, immergersi in”, “focalizzarsi su”…Comunemente si tende a identificare la concentrazione con i suoi parametri misurabili come il tempo occorrente per una performance, il numero di errori e l’entità delle interferenze.

Tuttavia la concentrazione è un fenomeno ben più complesso. Tutto ciò che riguarda la persona si svolge su tre dimensioni collegate: volontà, pensiero e azione.

 

Le tre dimensioni della concentrazione

amore e concentrazioneLa dimensione volitiva è il desiderio, la passione, l’amore di dedicarsi a una cosa o viceversa il rifiuto e l’avversione per qualcosa. La volontà può essere alterata da vari stati mentali come apatia, euforia, ansia, impulsività, nervosismo, demoralizzazione e depressione.

La dimensione intellettiva riguarda l’intera comprensione della cosa cui ci si vuole dedicare. Entrano in gioco la memoria di ciò che della cosa si conosce già, la senso-percezione della cosa quì ed ora, nonchè intuizione e immaginazione su ciò che della cosa non si conosce ancora. Il ragionamento mette insieme il tutto con logica deduttiva e induttiva. Disturbi della memoria, poca o troppa immaginazione e disturbi della fluidità del pensiero alterano la concentrazione. Anche  i disturbi della volontà, motore dell’intelletto, alterano la dimensione intellettiva della concentrazione.

 La dimensione attuativa dell’azione, voluta dalla volontà e compresa dall’intelletto, si concentrazione e azioneestrinseca, tramite il corpo, nel mondo materiale tramite la senso-percezione e la regolazione  neuromotoria. L’azione può essere alterata non solo da disturbi dell’apparato locomotore come dolori, tensioni, contratture, tremori ma anche da molti altri disturbi fisici. L’agire è limitato anche da tutto ciò che altera la volontà e l’intelletto, motori dell’azione.

Proviamo adesso a concentrarci un attimo per scrivere la data di oggi. Focalizzarci su un’azione semplice, cui abitualmente non prestiamo attenzione, ci fa apprezzare il mirabile collegamento tra volontà, intelletto e azione.

Affrontare un disturbo di concentrazione

Oggi i disturbi di concentrazione sono in aumento anche a motivo di stress e multitasking. La difficoltà a concentrarsi, quel sentirsi distratti e incapaci benchè capaci, non è un disturbo generico, uguale per tutti, ma un disturbo che ha una specificità in questa persona in questa sua fase esistenziale.

Il Videoconsulto Psicologico-Esistenziale della Dott. Gili Maria Luisa, Psichiatra e Psicoterapeuta, è una soluzione pratica per risolvere un problema di concentrazione.

Per trovare una concentrazione ottimale è necessario comprendere il senso globale di quanto accade alla persona e la sua personale direzione di vita. Si procede al rafforzamento del sistema motivazionale e a implementare opportuni accorgimenti per favorire la concentrazione. Una concentrazione ottimale migliora l’autostima, il rendimento intellettuale e lavorativo e le relazioni personali. Si conquista inoltre la soddisfazione di sentirsi pienamente presenti a sè stessi ed efficaci nel mondo.

- Omeopatia & Ecosistema

Cura della casa e inquinamento domestico

La cura del corpo è solo uno dei momenti di quel cammino che, partendo dal riconoscimento della nostra disconnessione con la natura, porta alla cura dell’ambiente e al ristabilirsi di condizioni minime per lo sviluppo armonioso dell’unità psicofisica individuale. La cura del tempio dell’uomo, la sua casa, costituisce un passaggio e allo stesso tempo uno scoglio dirimente della direzione che intendiamo intraprendere nella cura del sé e dell’ambiente.

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- Omeopatia & Cura online

Expat e adattamento al nuovo ambiente: omeopatia unicista

expat in aeroportoExpat, italiani all’estero, “cervelli in fuga”, emigrazione, sono innanzitutto storie di persone e poi fenomeno socio-economico di spicco. Se da un lato siamo in generale tutti cittadini di un mondo sempre più globalizzato, dall’altro le peculiarità hanno sempre, come insegna l’omeopatia unicista, un’importanza vitale.

La condizione di  lasciare casa, famiglia, amici, luoghi, clima,  sapori, odori e la madrelingua,  impatta in  modo significativo sull’economia psico-fisica della persona.  Infatti il cambiamento dell’expat riguarda sia l‘ambiente sociale che l’ambiente naturale in cui vive. Con il cambiamento di vita, spesso lo stato di salute cambia. Può capitare che scompaiano disturbi abituali oppure che lo stress si accompagni a nuovi disturbi psico-somatici o a riacutizzazione di disturbi già presenti.

Ambiente sociale e salute dell’expat

expat in riunione di lavoroNel nuovo ambiente sociale si attivano nell’expat risorse psichiche anche al di là delle aspettative, ma con lo stress possono possono emergere anche criticità.  Spirito di indipendenza, determinazione, entusiasmo e ambizioni si possono mescolare a paure anche immotivate, ansia, senso di incertezza, tristezza e nostalgia.

biopatografiaI fondatori dell’omeopatia avevano già compreso  il concetto di evoluzione dello stato di salute in relazione agli eventi di vita. La biopatografia, cioè un’anamnesi clinica parallela alla storia personale, è sempre essenziale in omeopatia per la comprensione del caso.

repertorio omeopaticoSin dall’omeopatia delle origini, è noto l’impatto specifico sulla salute dell’andare a vivere lontano. Nel classico Repertorio di Kent ci sono  sintomi che hanno come fattore scatenante la condizione di essere lontani da casa.  I rimedi indicati? Molti, ma uno solo è  adatto alla specifica persona. Il rimedio adatto viene scelto dal Medico Omeopata sulla base dell’intero quadro sintomatologico omeopatico: sintomi clinici della medicina convenzionale + caratteristiche peculiari delle sensazioni e dei disturbi fisici ed emotivi della persona.

Nuovo ambiente naturale e salute

expat e climaIl cambiamento dell’ambiente naturale richiede una fase di adattamento fisico e questa può essere facile se il nuovo clima e la nuova alimentazione sono adatti alla costituzione individuale. Tutto dipende dalla tolleranza della persona ai nuovi cibi, al caldo, al freddo, all’aria tropppo secca o troppo umida, al vento, al sole, all’aria di montagna e all’aria di mare.expat e alimentazione Nel Repertorio ci sono moltissimi sintomi particolari che hanno come fattore scatenante determinate condizioni climatiche e alimenti.  Le intolleranze a fattori climatici sono già di per sè sintomi generali della persona, da curare, anche se non ci sono sintomi particolari. Anche i disturbi dell’appetito,  intolleranze, avversioni e desideri alimentari eccessivi, come pure le turbe del sonno sono sintomi generali della persona da risolvere, per avere un maggior benessere.

Colloquio omeopatico e Prescrizione

Durante il colloquio omeopatico,  tutto ciò che non va viene descritto al medico omeopata così come viene percepito, con immagini, “come se…”, metafore e modi di dire. La narrazione precisa è fondamentale per la scelta del rimedio individualizzato.  L’omeopatia unicista è diffusa oramai in tutto il mondo e ci sono buone scuole di omeopatia in molti Paesi. Tuttavia il colloquio omeopatico in lingua straniera, anche se se ne ha ottima padronanza, può essere un limite all’espressione  precisa.

Per gli expat italiani la Consulenza online con la dott. Gili Maria Luisa è un servizio che offre una soluzione pratica per avere in tempi rapidi la Prescrizione del rimedio appropriato tramite il classico colloquio di omeopatia unicista in italiano su Skype. La reperibilità dei rimedi è facile in molti Paesi, ma in caso di difficoltà si può acquistare online anche dalla casa produttrice.

La cura omeopatica è molto indicata per chi vive la situazione di expat. Il rimedio adatto risolve patologie e disturbi, favorisce l’adattamento al nuovo clima e alla nuova alimentazione e supporta la persona. Si può così affrontare al meglio il distacco dal proprio Paese, gli impegni, le nuove relazioni e i progetti futuri.