. Allergie

Rinite allergica? Rimedi omeopatici

Rinite allergica con starnuti, naso chiuso, naso che cola con occhi spesso arrossati e lacrimanti, prurito, nervosismo, senso di ottundimento? Rimedi omeopatici per risolvere i sintomi ma anche la predisposizione allergica.

La diagnosi di rinite allergica si effettua con test allergologici e su base clinica poichè il sistematico ripetersi di fenomeni allergici in presenza di allergeni (acari della polvere, pollini, alimenti, etc) ha già di per sè valore diagnostico.

Rinite allergica e reazione allergica

Rino-congiuntivite e rinite allergica sono patologie in aumento. A motivo dell’inquinamento adulti e bambini sono esposti a numerose molecole dannose. Quindi il sistema immunitario è iperattivato. L‘iperattivazione del sistema amplifica squilibri della reazione immunitaria causando la reazione allergica, cioè la reazione di difesa contro sostanze innocue come pollini, polvere, alimenti (allergia alimentare).

Antistaminici e cortisonici sopprimono i sintomi ma non agiscono sugli squilibri della reazione immunitaria nè sull’iperattivazione del sistema. Invece il rimedio omeopatico appropriato alla persona e alle caratteristiche personali dei disturbi allergici, agisce riportando equilibrio nel sistema. L’utilizzo di cosiddetti “rimedi di allergia” in base alla diagnosi, a prescindere dalla persona, può dare temporaneo e parziale sollievo ai sintomi ma non modifica la reattività allergica.

Cura della rinite allergica& prevenzione& benessere

Al contrario, la cura di omeopatia unista adatta alla persona consente nell’arco di qualche mese di risolvere la rinite allergica. La cura omeopatica, essendo priva di effetti collaterali, non dà sonnolenza nè interferisce con l’attenzione e il rendimento scolastico e lavorativo.

Inoltre, la cura omeopatica, riequilibrando la reattività immunitaria, costituisce prevenzione dell’asma. Infatti il naso è la porta d’ingresso delle vie respiratorie e dunque il primo luogo della reazione allergica che tende ad allontanare l’allergene con sternuti e secrezioni. Se blocchiamo questi fenomeni eliminatori senza curare la reattività allergica, l’esposizione all’allergene può attivare la reazione di difesa dei bronchi con tosse e broncospasmo.

La cura omeopatica è indicata anche per curare e prevenire complicanze della patologia allergica come infezioni cutanee da grattamento del naso e congiuntiviti da germi portati con le mani sfregando gli occhi.

Gli squilibri climatici, causando fioriture multiple di graminacee e altre specie vegetali, allungano la durata delle allergie stagionali. La gran quantità di oggetti contenuti nelle case rende faticosa la bonifica ambientale dagli acari della polvere. Essendo la predisposizione allergica in parte genetica, la rinite allergica  può affliggere in contemporanea vari membri della famiglia e quindi mettere in crisi il benessere e le attività familiari.

In conclusione, la cura omeopatica di rinite e rino-congiuntivite allergica è opzione terapeutica elettiva  per la sua comprovata efficacia nella patologia allergica e per la tempistica di cura: qualche giorno per un significativo miglioramento clinico e qualche mese per la completa risoluzione.

- Metodo omeopatico

La Prescrizione omeopatica unicista

 

La Prescrizione omeopatica unicista, detta anche classica, contiene il nome del rimedio omeopatico prescritto con relativa potenza e preparazione farmaceutica e contiene inoltre indicazioni per l’ assunzione.

Il nome del rimedio, può essere completo o abbreviato e, a seconda della ditta produttrice, può essere in lingua italiana, latina o inglese; tuttavia le differenze lessicali sono minime e la dizione standard indicata nella Prescrizione identifica il rimedio in modo univoco. Comunque in caso di dubbio, prima di assumere il rimedio, è bene consultarsi con il Medico Omeopata. I farmaci omeopatici sono moltissimi: ai 648 del classico Repertorio di Kent se ne aggiungono altri sperimentati successivamente.

La potenza indica il grado di diluizione-dinamizzazione del farmaco ed è composta da un numero e dall’unità di misura della scala di riferimento. Per i farmaci utilizzati in omeopatia classica unicista le scale sono:

– CH o C o centesimale, la più diffusa

– K o korsakoviana

– LM o cinquantamillesimale

I valori di diverse scale non sono confrontabili tra loro, poiché ad esse corrispondono processi di diluizione-dinamizzazione differenti. Nell’ambito della stessa scala invece un numero più basso indica un farmaco meno diluito e meno dinamizzato, ma comunque sempre così diluito-dinamizzato che in esso non sono rintracciabili molecole della matrice materiale originaria.

Più i rimedi omeopatici sono diluiti-dinamizzati, più sono potenti e in grado di agire sull’intera economia dell’organismo, in profondità e per lungo tempo. La scelta della potenza richiede sempre attenta valutazione di ciascun caso. Infatti l rimedio omeopatico è veramente tale quando è utilizzato in modo omeopatico, cioè quando è il più appropriato al caso da curare secondo la Legge di similitudine e quando è dato alla potenza adatta (non troppo alta né troppo bassa).

La prescrizione omeopatica contiene anche la preparazione farmaceutica. Per quanto riguarda i rimedi unitari – i soli utilizzati in omeopatia unicista – sono preparati in forma di: granuli (a base zuccherina) oppure piccoli globuli in tubo monodose (anch’essi a base zuccherina) oppure gocce (a base idroalcolica).

La Prescrizione omeopatica contiene anche indicazioni per l’assunzione. Granuli, globuli e gocce vanno rovesciati, evitando il contatto con le mani, direttamente dal tubetto o boccettino in bocca, meglio se nella regione sublinguale.

In casi di patologie acute, per sollecitare una rapida reazione della forza vitale, si può utilizzare una soluzione in cui vengono disciolti granuli o gocce da assumere in piccola quantità alla volta all’intervallo di tempo indicato in Prescrizione.

Nei casi acuti il rimedio (in genere 3 granuli, 5 gocce, un cucchiaio di soluzione) può essere ripetuto varie volte nello stesso giorno, mentre nella cura dei disturbi che durano da tempo si utilizzano spesso, salvo diversa indicazione clinica, globuli o gocce in monodose da assumere a distanza di vari giorni, in genere un mese.

La Consulenza medica online di OmeopatiaDinamica consente di avere una Prescrizione omeopatica unicista individualizzata, specifica per una determinata persona in una determinata fase e situazione clinica. E’ bene ricordare che prescrizioni generiche per generici disturbi non sono omeopatiche in senso stretto anche se il farmaco è un rimedio omeopatico!

. Adolescenti, . Bambini

Omeopatia per i disturbi del sonno in bambini e ragazzi

I disturbi del sonno possono essere molto evidenti: insonnia con addormentamento lungo e difficoltoso, risvegli frequenti e protratti, pavor nocturnus, sonnambulismo, irrequietezza motoria, risveglio precoce, incubi e bruxismo, ma possono essere anche poco evidenti e rivelati da malumore e stanchezza al risveglio. La cura omeopatica è indicata  per risolvere importanti disturbi del sonno che turbano le notti del bambino e dei suoi familiari e anche per disturbi meno evidenti, favorendo così la piena salute di bambini e ragazzi.

risveglio notturno

I disturbi del sonno si possono manifestare in bambini che sin da lattanti sono stati dei cattivi dormitori oppure anche all’improvviso da un certo periodo in avanti. Non sempre bambini e ragazzi che dormono male sono irrequieti e turbati. Spesso non si trova una spiegazione. Si è abituati a pensare al sonno disturbato come conseguenza di stress e ansia ma il sonno è una funzione complessa che risente anche di tanti altri fattori….

Sonno e ritmo circadiano

insonnia da monitorIl sonno è regolato dal ritmo circadiano giorno-notte ovvero  il ritmo luce del sole-buio, lo stesso ritmo che regola l’aprirsi e il chiudersi dei petali dei fiori e il moto e i petali si schiudono alla luce del solela quiete delle ali delle farfalle. Tutta la vita della natura è regolata dal ritmo luce del sole-buio. Per i bambini oggi il buio è l’ora dopo l’accensione delle luci artificiali, è la cena, lo zaino da preparare, la TV, il tablet e la buonanotte….Sappiamo che la luce artificiale altera fattori pro-sonno come la melatonina. Certi bambini e ragazzi in certe fasi possono essere più sensibili a questo squilibrio che comunque limita il pieno potere salutare di un buon sonno ristoratore.

Sonno e ritmo stagionale

Il sonno risente anche del ritmo stagionale; in inverno le piante sono in riposo vegetativo, gli animali dormono di più e certi vanno in letargo. Dunque la diminuzione di calore e luce solare reclama più sonno e meno attività. E’ di comune esperienza la sonnolenza in un freddo inverno e la difficoltà a dormire in una calda estate. Per i bambini di oggi l’inverno è la stagione del morbido pile (fibra analoga alla plastica) e dei termosifoni e l’estate la stagione dei gelati e dei condizionatori. Inoltre lo squilibrio climatico altera ulteriormente il vissuto corporeo del ritmo stagionale alterato dal vivere in un habitat antropizzzato. Certi bambini e ragazzi in certe fasi possono essere molto sensibili a squilibri stagionali che comunque peggiorano la qualità del sonno di tutti.

Sonno e stato di salute e sviluppo

sonno ristoratoreIl sonno risente di molti fattori correlati allo stato di salute fisica ed emozionale, alla crescita e allo sviluppo. Infatti il sonno non è assenza di attività ma l’attività della notte. L’assenza di lavoro diurno (prevalentemente attività fuori di sè)  consente il lavoro notturno (prevalentemente attività dentro di sè). Molto spesso tappe di crescita e sviluppo come la dentizione nei bambini e la crisi adolescenziale nei ragazzi e alterazioni della della salute fisica ed emozionale si associano a disturbi del sonno.

La cura omeopatica

bambino felice nel sonnoTalora c’è un’evidente correlazione tra disturbi del sonno ed eventi di salute (otite, bronchite, etc), eventi traumatici (spaventi, separazioni) o eventi di vita (nuova scuola, trasloco, etc). E’ utile per il medico omeopata rintracciare l’evento scatenante, se presente. Infatti questo è perno dell’indagine omeopatica volta a valutare la vulnerabilità a tale evento e l’impatto dell’evento scatenante non solo sul sonno ma sull’intero organismo. Il rimedio appropriato, individuato con l’analisi del caso, curerà insieme al disturbo del sonno anche la vulnerabilità al tipo di evento che l’aveva scatenato.

Qualora non ci siano eventi scatenanti, sia che il bambino sia un cattivo dormitore da sempre che da un certo momento in avanti, lanalisi omeopatica del caso evidenzierà la relazione del disturbo del sonno con la sensibilità ai ritmi luce-buio e stagionale e con lo stato di salute fisica ed emozionale.
felice risveglio

Le caratteristiche individuali dei disturbi del sonno come l’orario e la durata dei risvegli,  l’aspetto e il comportamento del bambino nel sonno e durante i risvegli, le posizioni di sonno e ciò che viene raccontato dei sogni esprimono con il linguaggio della Natura l’alterazione della forza vitale. Ad essa corrisponde la cura omeopatica adatta. Il rimedio curativo di potenza medio-alta viene somministrato una volta al mese per 3-4 mesi, su prescrizione medica fondata sull’analisi del caso. Il rimedio appropriato cura il disturbo del sonno, rafforzando nel contempo l’intera salute fisica ed emozionale del bambino.

 

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Diario di un information overloaded

Nell’epoca degli smartphone e dei tablet, della connessione onnipresente e onnipotente, del touchscreen cool e responsive, nuove patologie hanno preso per mano gli uomini. Info-mania e FOMO (Fear Of Missing Out, paura di essere tagliati fuori) sono strettamente correlati alla velocità di accesso alle notizie nazionali, internazionali o – semplicemente – dei nostri conoscenti.

Clayton d’Arnault, fondatore di Digital Culturist, un magazine online sulla cultura digitale, ha raccontato la sua esperienza di info-mania, di cui viene riportata nel seguito la traduzione.

newsProva a ricordare quand’è stata l’ultima volta che lo smartphone non è stato la prima cosa che hai guardato la mattina. Io non riesco a ricordare nemmeno una volta che sia successo.
Ogni mattina la mia sveglia suona alle 6.30. Ancora prima di trascinare il mio corpo addormentato via dalla sicurezza delle lenzuola, prendo il mio telefono, lo reggo a qualche millimetro dalla faccia e inizio a scrollare ciò che mi sono perso durante la notte. Questo non è solo l’inizio della mia routine mattutina, ma anche un comportamento abituale che si ripete durante la giornata: controllo ossessivamente, colleziono e consumo contenuti finchè non chiudo gli occhi e provo a disconnettere il mio cervello per la durata della notte. Questo comportamento è chiamato info-mania, ed è definito come “il desiderio compulsivo di controllare o accumulare notizie e informazione, tipicamente via smartphone o computer”.

Gli infomaniaci come me sono inclini a provare gli effetti dell’information overload, un fenomeno causato da una dose eccessiva di informazione, di cui abbiamo tracce che risalgono al III secolo d.C., quando la diffusione della scrittura permetteva di registrare e preservare l’informazione più a lungo che con la memoria. Il sovraccarico di informazione è una condizione mentalmente e fisicamente gravosa. I sintomi includono pensiero rallentato, mente piena e creatività bloccata.

one_more_scrollDopo una lunga giornata di consumo digitale mi sento spento. Eppure non importa quanto mi senta sovraccaricato o esausto: continuo a tornare indietro per avere più conoscenza, più aggiornamenti, più meme, più contenuti. Ma non mi resta niente. Piuttosto che assorbire informazione significativa, sto consumando più che posso, più spesso che posso, sto alimentando la FOMO, diciamo. Ogni giorno sembra una battaglia per trovare il giusto bilancio informazione-vita.

Per capire perchè lotto contro l’information overload, ho pensato che sarebbe stato meglio analizzare la causa sottostante.

Capire la causa

piramide-di-maslowSe l’info-mania fosse una ricetta, secondo me sarebbe “due parti di bisogni umani fondamentali e una parte stabile di progresso tecnologico”. Ecco perchè: secondo la gerarchia dei bisogni di Maslow, ci sono cinque stadi che motivano gli essere umani. Due di questi, connessione sociale e auto-realizzazione (in particolar modo la ricerca di conoscenza), chiariscono perchè siamo dipendenti da internet. Internet soddisfa in modo più che sufficiente questi bisogni, fornendoci una connessione illimitata  con familiari e amici, amanti e compagni di vita, pensieri, idee, teorie, opinioni, dati e altre risorse inestimabili. E’ la soluzione perfetta: connessione sociale e conoscenza senza fine on demand. In più, creiamo continuamente nuovi modi di estendere gli effetti complessivi di internet sulle nostre vite tramite nuovi dispostivi. Oggi viaggia con noi dappertutto: nelle nostre tasche, sui nostri polsi, nelle nostre macchine e nei nostri elettrodomestici e anche nei nostri corpi (sebbene quest’ultima forma non sia ancora molto mainstream). La tecnologia è così profondamente integrata nella società e nella cultura che la moderna funzionalità umana dipende da essa virtualmente in ogni aspetto delle nostre vite.

tunnelOgni minuto che passa, il Santo Graal dell’informazione diventa rapidamente un ineludibile vortice di informazione. Per darti un’idea di quanto io al momento ci sia dentro, ti do un prospetto recente del mio vortice informativo:
– Ci sono 380 contenuti da leggere salvati sul mio account Pocket (questo dopo le pulizie di primavera!)
– Sono iscritto a 37 podcast (ne ascolto attivamente solo 6… prima o poi ce la farò anche con gli altri)
– Sono iscritto a 17 newsletter
– Seguo 67 feed RSS (di vari argomenti, anche se molti ricondividono gli stessi contenuti)
– Navigo su 7 diverse piattaforme social (Instagram, Facebook, Twitter, Snapchat, Tumblr, Reddit, Medium – considera pure quante sorgenti seguo su ognuna di queste)
– Ho 61 schede salvate sull’estensione OneTab.

Nota: questi numeri cambiano ogni giorno.

E’ un sacco di informazione da controllare per una persona sola e in effetti è un compito molto stressante a cui ci sottoponiamo tutti. Se dovessi stimare, direi che passo circa tre quarti della giornata consumando informazione da queste sorgenti – e ci sono andato cauto.

Nel report del 2013 How much Media, la University of Southern California’s Institute for Communication Technology Management affermava che entro il 2015 “si stima che gli Americani consumeranno quasi due mila miliardi (più di 1.7) di ore di media tradizionali e digitali, con una media giornaliera di circa 15,5 ore a testa”. Questo vuol dire che la gran parte della giornata trascorre consumando contenuti. La stima è stata fatta più di tre anni fa e ormai è passato un anno dalla previsione, quindi è lecito assumere che la media corrente sia più alta.

Tutto questo consumo è reso possibile dalla davvero grande vastità di internet. C’è un totale stimato di circa 50 miliardi di pagine web, con i big four (Google, Microsoft, Amazon e Facebook) che condividono circa 1.2 milioni di terabyte di informazione. Per rendere più tangibile la cosa, uno studio del Journal of Interdisciplinary Science Topics afferma che ci vorrebbe il 2% della foresta amazzonica per “stampare Internet”.

bottleneckvelocitàMa potrebbe essere possibile assorbire quella quantità di informazione e usarla in modo intelligente? Paul Reber, un professore di Psicologia alla Northwestern University dice di no. Asserisce che “c’è un collo di bottiglia tra i nostri sensi e la memoria… l’informazione che stiamo sperimentando arriva più velocemente di quanto il sistema di memoria possa conservare“. Anche se gli esperti stimano che il nostro cervello sia fisicamente capace di memorizzare un paio di petabyte di memoria (un milione di gigabyte), il cervello medio è mentalmente inabile a immagazzinare tutta l’informazione a cui è sottoposto giorno dopo giorno. Infatti, ne conserviamo e usiamo forse il 50%, secondo Dimitrios Tsivrikos, Consumer and Business Psychologist al University College London.

E’ una sensazione intossicante sapere che ho un’indispensabile sorgente di conoscenza sulle punte delle mie dita e la posso usare a mio vantaggio in ogni momento, in ogni posto. Ma il semplice fatto che la persona media non ha la capacità mentale di utilizzare questa risorsa inestimabile in tutto il suo potenziale, mi fa chiedere quali siano i suoi effetti come forza trainante della nostra società e cultura… ho scoperto che il modo in cui può alterare i meccanismi interni alla mente è veramente diabolico.

Capire gli effetti

Ora che so fino a che punto annego nell’informazione, la prossima domanda è: che cosa fa tutta questa informazione per me, o meglio, a me? Alcuni, come Nicholas Carr, l’autore best-selling di The Shallows, crede che ci renda stupidi. Carr crede che la tecnologia e Internet siano strumenti di distrazione intenzionale. Finchè accelera il flusso di informazioni, la mente si adatta per riuscire a starci dietro, affrettando così la cognizioneriducendo – di conseguenza – l’ampiezza dell’attenzione. Il risultato è che la mente non ha tempo di assorbire significativamente l’informazione e lo stato cognitivo diventa logoro. Difficilmente dunque questo risultato corrisponde alla situazione mentale ideale in una cultura che si vanta di offrire conoscenza a portata di mano. Non posso dire di essere completamente in disaccordo con Carr, tuttavia non direi che la tecnologia ci rende più stupidi, ma che le promesse della tecnologia di eliminare gli sforzi ci stanno rendendo compiacenti.

Concentrazione diminuita

concentrazioneDa bambino, riuscivo a leggere la serie di Harry Potter dall’inizio alla fine. Adesso è proprio come dice Carr: “La lettura approfondita che prima ci veniva naturale ora è una lotta“. Sembra che la mia infomania si sia portata via la mia capacità di concentrazione. Non riesco a concentrarmi su un articolo per più di qualche minuto alla volta senza controllare il mio telefono o aprire una nuova scheda su Chrome e scomparire dietro una trafila di click. Devo consciamente forzare me stesso a finire di leggere un pezzo più lungo di 500 parole. Ho l’abitudine di scrollare alla fine di un articolo per capire quanto mi manca e poi capire se lo finirò, lo leggerò per sommi capi, o passerò oltre. Potresti riuscire a immedesimarti, considerando che in media i lettori raramente riescono a finire completamente un articolo. In uno studio condotto dal Nielsen Norman Group si è scoperto che:

“la page view media contiene 593 parole. Quindi in media, se il tempo trascorso con gli occhi davanti ad un contenuto fosse occupato tutto leggendo, gli utenti leggerebbero il 28% delle parole. Più realisticamente gli utenti leggono il 20% del testo

Il che significa, se la stastica non inganna, che la maggior parte di voi non arriverà in fondo all’articolo. Non ti preoccupare, non ti sto accusando. Oggi siamo afflitti da interruzioni esterne e interne. A un certo punto nella lettura di questo pezzo probabilmente riceverai qualche tipo di notifica mobile che distrarrà la tua attenzione (distrazione esterna). O forse perderai proprio l’interesse e te ne andrai o controllerai il telefono e ti butterai nei social media (distrazione interna). Parliamoci chiaro, probabilmente finirai a controllare subconsciamente il telefono in più di un’occasione mentre leggi, anche senza avere il chiaro proposito di usare il tuo telefono.pesce_rosso Non mi credi? Secondo Business Insider, un utente medio di iPhone sblocca il telefono 80 volte al giorno, mentre un utente Android 110 volte al giorno, che significa una volta ogni circa 10 minuti, molte volte senza motivo, se non l’abitudine. In più, la durata media dell’attenzione nel 2015 è stata di 8.25 secondi: 0.75 secondi meno della durata della memoria di un pesce rosso, forse uno degli esseri meno consci a cui possa pensare.

A giudicare dalle statistiche, la tecnologia e il suo costante flusso di informazione stanno significativamente plasmando le nostre abilità per indurle a funzionare al loro ritmo di efficienza e istantaneità. Lo stato mentale che ne consegue è chiamato distrazione cronica.

Distrazione costante

distrazioneLa distrazione arriva qualsiasi cosa io faccia. Notifiche dell’informazione che mi sto perdendo riaccendono continuamente la mia attenzione, inducendomi a scomparire nelle profondità di Facebook, Twitter, Reddit, Tumblr, e Digg, per scoprire più pensieri, idee e ispirazioni. Perciò, posso concentrarmi raramente su un compito senza perdermi in un altro… mentre la mia mente schizza da un’idea alla successiva senza preavviso. Un momento sto lavorando su questo pezzo su un impeto d’ispirazione, un momento dopo sto ricercando un nuovo argomento per un altro pezzo e finisco a lavorare sul design del logo di un altro dei miei progetti.

Gloria Mark, una Professoressa del Department of Informatics at the University of California, mette questo comportamento in prospettiva. I suoi studi sulle interruzioni dimostrano che impariamo ad aspettarci l’interruzione periodica e la distrazione; di conseguenza acceleriamo le menti per compensare. Viene fuori che una persona cambia compito ogni tre minuti (circa metà di questi switch sono causati da auto-interruzioni) e interi progetti ogni 10,5 minuti in media.
Al contrario, ci vogliono 23 minuti e 15 secondi per riconcentrarsi su un compito o un progetto. Metti questo insieme con la nostra snervantemente instabile attenzione: è un miracolo che riusciamo a fare qualcosa!

Per contrastare ciò, ho preso l’abitudine di segnare le mie idee improvvise e le cose da fare a mano a mano che mi vengono in mente, nel tentativo di affrontare un compito alla volta. Sono il fiero possessore di una lista di arretrati di idee per potenziali articoli e più di una to-do list corrente. Invece di aumentare la mia produttività, ho scoperto che scrivere queste idee mi seppellisce più profondamente nel “debito d’idea” (idea debt). Via via che aggiungo punti alla lista, diventa sempre più difficile gestire le mie priorità, visto che la mia attenzione salta da un compito all’altro. Ogni nuova idea mi causa un cambio di priorità, allontanando un altro compito dal traguardo.

Una mente assente

Iremindernoltre ogni compito non completato e ogni idea appena sviluppata diminuiscono la mia capacità di memoria. Ultimamente tendo a dimenticare cose che ho fatto o detto in pochi minuti oppure dimentico di averle fatte o dette. Mi ritrovo spesso a perdere il mio treno di pensieri, perdendomi in insolitamente lunghi “uhmmm…” e pause durante le conversazioni, provocando sguardi impazienti negli interlocutori. Mi sembra di essere più ripetitivo del solito (come la mia fidanzata può attestare) e piccoli, abituali, compiti (come chiudere la porta d’ingresso), si perdono tra i molti da-fare mulinanti nella mia testa. Per esempio, l’altro giorno stavo raccontando un episodio divertente e la mia ragazza mi ha interrotto “Lo so, me l’hai raccontato mille volte!!”. Oppure mi è capitato più volte di non ricordarmi se avevo chiuso la porta del mio appartamento al quarto piano, così ho fatto quattro rampe di scale per scoprire che era perfettamente chiusa. Ogni volta ho fatto tardi al lavoro.

Mi sono accorto, con sollievo, che questa sensazione di amnesia auto-indotta fa parte dell’effetto Zeigarnik: la tendenza a sperimentare promemoria mentali asfissianti subconsci per stringere nessi allentati. Bulma Zeigarnik, la psicologa da cui il fenomeno prende nome, ha dimostrato che le persone sono più inclini a ricordare compiti incompleti: i compiti completati si perdono tra gli incompleti.

Tim Harford, autore di “Multi-tasking: come sopravvivere nel 21esimo secolo” afferma:
“Passiamo da un’occupazione all’altra perchè non riusciamo a dimenticare tutte le cose che non abbiamo finito. Passiamo da un compito all’altro perchè stiamo provando a zittire le voci asfissianti nella nostra testa.”

Potremmo dire che i nostri cervelli, come la maggior parte della tecnologia, funzionano con loop condizionali (se.. allora..) per completare compiti. Ogni volta che ci mettiamo a fare qualcosa, accendiamo un nuovo loop nelle nostre menti che non si può arrestare finchè certi criteri non sono soddisfatti. E’ soltanto una parte della vita tecnologizzata che viviamo, dice Harford:
“La vita moderna ci invita continuamente ad aprire nuovi loop. Non sempre abbiamo più lavoro da fare, ma in ogni momento abbiamo più tipi di lavoro che dovremmo fare. Le attività si fondono implacabilmente l’una nell’altra. Qualsiasi cosa facciamo, non possiamo fuggire dal senso che forse dovremmo fare qualcos’altro. Sono queste possibilità in sovrapposizione che esauriscono la mente“.

Creatività soffocata

mancanza creativitàUltimamente mi sono accorto che il sovraccarico informativo influisce sul mio processo creativo. Il rumore costante aumenta stress, frustrazione e sforzo mentale, ma – soprattutto – diminuisce la mia abilità di pensare in profondità. I miei pensieri sono diventati superficiali, il che soffoca la mia abilità nel produrre pensieri originali e creativi.

Personalmente potrei dire che la quantità soverchiante di contenuti (e il fatto che si somiglino tutti) rende molto difficile canalizzare in modo efficace la mia creatività. Come scrittore, consumare più brani al giorno è, in un certo senso, scoraggiante. Mi trovo a dubitare delle mie capacità di scrittura perchè mi sembra di dover mimare gli stili e gli argomenti degli altri per attirare l’attenzione. Ho capito che è difficile formulare idee originali quando sono seppellito nell’ispirazione; inoltre, più cose tutte uguali consumerai, più cose tutte uguali produrrai. Per esempio, potresti considerare questo articolo come la pubblicazione dei soliti pensieri. L’information overload è un tema inflazionato, eppure sento comunque il bisogno di condividere le mie idee. Non perchè ho qualcosa di completamente originale da dire, ma perchè ho i mezzi per condividerlo.

Ma come è possibile? Come può la creatività essere soffocata proprio da ciò che concede le oppportunità creative che abbiamo oggi? La tecnologia è comunemente vista come il fornitore dei mezzi per creare. Non sono in disaccordo, ma considera che:

La tecnologia permette a ciascuno di creare lavori “di qualità” con enorme facilità. Oggi chiunque può essere creativo, coadiuvato dalle tecnologie che fanno gran parte del lavoro creativo per noi. In “The filter fubble”, Rhodri Mardsen sostiene che la rinascita creativa permessa da queste tecnologie “appare un po’ vuota”, visto che ci prendiamo il merito di creatività prodotta dall’ingenuità tecnologica sotto forma di template, filtri e altre strutture predeterminate. La facilità con cui ci permette di creare finisce per distorcere la percezione di cosa sia realmente la creatività: la capacità di trasformare idee originali in esperienze umane riflessive che ispirano nuovo idee. La tecnologia permette anche ad ognuno di esporre il suo lavoro. Con la connettività diffusa e la crescita esponenziale di contenuto permesso dall’ingenuità tecnologica, internet instilla una guida subconscia “come fare” per la creazione, il che significa che la vera creatività può essere facilmente spazzata via dalle ondate di omogeneità.

Come puoi essere creativo se le tue abilità creative vengono dalla tecnologia e l’ispirazione è uguale a quella di qualsiasi altro?

Inoltre, la velocità con cui l’informazione è creata e condivisa determina la rapidità con cui viene consumata. Questo incoraggia una cultura superficiale che scorre, taglia e divide il contenuto in picccoli pezzi digeribili che mancano di profondità. Il tutto mentre la tecnologia viene utilizzata come stampella creativa per creare questi contenuti.

Non c’è dunque spazio per sviluppare un’idea. Un tweet, ad esempio, è limitato a 140 caratteri, il che limita la mia abilità di espandere l’idea. Mi ri-trovo spesso a sforzarmi per accorciare i tweet, dato che spesso i miei pensieri sono molto più estesi di 140 caratteri! La mia mente si è adattata al metodo di lettura-scrittura conciso dell’età digitale, piuttosto che al pensiero creativo profondo.

Quel che resta

Alcuni mesi fa ho preso parte a Infomagical, un esperimento ideato dal podcast WNYC Note to Self. Lo scopo di questo esperimento è “trasformare i tuoi portali informativi in macchine per combattere l’overload”. Ha funzionato. Dopo una settimana piena di sfide sul consumo di informazione e il monitoraggio dei miei progressi, mi sono sentito purificato, concentrato, organizzato e più creativo. Mi sono sentito come se qualcuno avesse preso il mio cervello e l’avesse spremuto come una spugna zuppa, rinfrescato e pronto per affrontare la prossima cosa. Mi sono preso finalmente carico del mio problema con l’informazione. Dopo tutto questo tempo in cui ho trascinato fiaccamente il mio cervello nella nebbia, forzandolo a consumare quantità copiose di informazione ogni volta che la tecnologia mi diceva di farlo, tutto quel che c’era da fare era staccare la spina e rivalutare cosa volevo ottenere dall’informazione che stavo consumando.

Tuttavia devo sottolinare che non sono in alcun modo curato dal mio bisogno di informazione. Sono ricaduto vittima dell’info-mania alcune volte dopo aver completato Infomagical, ma ora so come tenerla sotto controllo. Non penso che l’information overload possa essere risolto, è qualcosa che deve essere gestito. E per gestirlo in modo efficace, devi capire come funziona.

Nella cultura digitale odierna, stiamo incorporando la tecnologia in ogni cosa per rendere le nostre vite più efficaci e produttive, rendendola praticamente ineludibile. Tuttavia è imperativo capire le conseguenze delle nostre azioni. Non c’è dubbio che ci siano benefici inestimabili dalla tecnologia (se non ci fose, non avresti nemmeno potuto leggere questo post) ma è importanto sapere quando staccare la spina, ricaricare e ristabilire la nostra umanità. Come per ogni cosa nelle nostre vite, ciò che conta di più è bilanciare.

A conclusione di questo articolo dirò che durante il mio viaggio mi sono accorto che la tecnologia ti controlla se tu glielo permetti. Come dice Adam Gopnik in “The Information”:

“I pensieri sono più grandi delle cose su cui viaggiano. Le nostre macchine potranno plasmare la nostra coscienza, ma è la nostra coscienza che crea i nostri valori e noi viviamo soprattutto per quelli”.

disconnectCi sono centinaia di modi per disconnettersi e prendere una pausa dall’informazione, quindi non perderò tempo a spiegarli. Dirò anche che, come tutti coloro che dipendono fortemente dalla tecnologia, non seguo alla lettera i miei stessi consigli. Alla fine il punto non è disconnettersi, ma capire perchè abbiamo bisogno di disconnetterci: abbiamo bisogno di apprezzare la costante della vita così com’è, senza tecnologia. Credo che capirlo, filtrando tutto il superfluo, possa portare ad un tipo di ispirazione e visione più soddisfacente… potresti persino finire per beneficiare dell’immenso tesoro informativo che chiamiamo Internet!

- Omeopatia & Societa', . Psiche

Sfinimento-esaurimento: segno di debolezza o status symbol?

exhaustionSfinimento, esaurimento.. concetti così vasti e vaghi da comprendere tanto “ho passato un paio di brutte notti” quanto un cedimento di nervi.

Spesso utilizzato da celebrità e persone in carriera quasi come intercalare o come pubblica motivazione per un periodo di pausa, dovuto in realtà a depressione o dipendenze, sembra essere un problema specificatamente moderno, fortemente correlato ad email e chat sui social che si susseguono incalzanti e senza sosta. Ma la storia è più complessa e particolarmente rilevante è il fatto che lo sfinimento-esaurimento, tenendo lontano dall’azione, ha per molto tempo assunto il doppio significato di debolezza e, al contempo, di segno distintivo di onorabilità. Continua a leggere