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Ma cosa c’entra Flappy Bird con l’omeopatia?

Flappy-BirdLomeopatia non è solo un metodo di cura alternativo ma anche un modo di vedere l’essere umano nella salute e nella malattia: vediamo quindi cosa ci suggerisce il pensiero omeopatico sulla vicenda Flappy Bird, popolare videogioco utilizzato si da adulti che da bambini, appena ritirato dagli store.

Flappy Bird”, l’app che ad oggi è il massimo successo mondiale per dispositivi Apple e Android, è stata ritirata dal suo stesso autore, Dong Nguyen, perché a suo stesso dire causa assuefazione. La notizia viene comunicata dai media utilizzando espressioni come “l’app creata da Dong” o anche “andata per sempre, uccisa dal suo creatore“.

Basta riflettere un attimo per capire che l’utilizzo dei termini “creatore” e “creare” per una app tendono a collocare app ed e-media su un piano superiore a quello della vita comune, su un piano proprio della spiritualità laica e religiosa o, al massimo, dell’arte nella sua forma più pura. L’operaio costruisce, il contadino coltiva, la maestra insegna, il medico cura, il programmatore crea... ecco che attribuiamo alla tecnologia dell’informazione poteri divini, forse perchè lavora con materiali immateriali sebbene più che “creare” traduca in linguaggio digitale il mondo naturale che, spogliato della sua forza vitale e privato delle sue infinite sfumature, risulta immortale, anche se già inanimato.

Flappy-Bird-Game-Over

In realtà Flappy Bird non può morire perchè è morto sin dall’inizio sia come videogame che come povero volatile di infinite partite. Lo sgraziato uccellino di Flappy Bird muore nei gameover e si ripresenta “vivo e vegeto” nella nuova partita: un mix vita-morte che crea una confusione di significati, possibile perchè il videogioco agisce direttamente sul cervello, senza il naturale passaggio dagli oggetti e dagli esseri viventi.

Il sistema nervoso umano è indifeso rispetto a quest’azione artificiale sul cervello e non c’è da stupirsi che la dipendenza possa prendere il sopravvento, soprattutto quando il videogioco gioca con un nodo gordiano della nostra epoca: da un lato c’è lo stradesiderio di vincere anche cose totalmente inutili e dall’altro c’è la frustrazione per non riuscire a realizzare compiti semplici in sè ma estremamente complicati da fattori esterni. Il sentimento di frustrazione può raggiungere la dimensione dell’odio verso sè stessi e verso gli altri, il che non fa altro che alimentare il gioco compulsivo… Dunque il gioco – se possiamo chiamarlo così – Flappy Bird è un gioco che nega il senso vitale del gioco, cioè un modo piacevole e costruttivo di esplorare la realtà.

I commenti più interessanti sulla vicenda Flappy Bird ne parlano come di un problema correlato alla mancanza di relazioni autentiche ma la concezione olistica dell’omeopatia unicista ci ricorda che non ci possono essere relazioni autentiche con gli altri se non c’è relazione autentica con il proprio volere, pensare e agire e se non c’è relazione autentica con l’intero mondo naturale. L’odio per gli altri e per sè stessi esprime livelli massimi di alterazione della forza vitale, vicini alla negazione della vita stessa. Dunque non é Flappy Bird che va salvato ma il nostro mondo e la nostra interiorità, il nostro sistema nervoso indifeso dalle azioni artificiali che agiscono sul cervello e il prezioso quanto delicato sistema nervoso in sviluppo dei bambini.

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