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The Facebook Experiment: conformismo e libertà oltre gli algoritmi

La pubblicazione di uno studio scientifico di massa, condotto dalla Cornell University in collaborazione con Facebook ha destato grande scompiglio nel mondo di Internet e non solo, in quanto pone molte domande sul rapporto tra tecnologia della comunicazione e libertà umana.

ricerca1E’ stata manipolata la timeline di Facebook per 700.000 utenti, ignari dell’alterazione dell’algoritmo di selezione, che ha il compito di assegnare una priorità a ogni status degli amici e di ordinarli nel newsfeed. Così gli utenti oggetto dello studio si sono ritrovati con un eccesso di status dal contenuto emozionale “positivo” (amore, bello, dolce)  oppure “negativo” (dolore, brutto, antipatico). Gli utenti che erano sottoposti a status positivi, pubblicavano  nel giro di una settimana loro stessi status dal tono più contento e coloro che ricevevano status negativi pubblicavano status più tristi; ciò dimostrerebbe, secondo gli autori della ricerca, che l’esposizione alla felicità altrui aumenta la propria, al contrario di quanto comunemente si creda. Un’analisi attenta dello studio rivela, a fronte di una grande numerosità del campione, gravi fallacie metodologiche:

– la ricerca stessa, nonostante descriva i risultati con toni trionfalistici e ascientifici, evidenzia come l’impatto degli status degli amici sugli status pubblicati dagli utenti sia soltanto dello 0,07%
– per analizzare gli status i si fa uso di un software obsoleto e inadatto (edito nel 1993 per analizzare il contenuto emozionale di testi dalla lunghezza superiore a 400 parole)
– si associa, violando qualsiasi requisito di scientificità, l’analisi computerizzata del contenuto emozionale di una breve produzione scritta alle condizioni psicologiche di un individuo
– si trascura il fatto che Facebook è ormai considerata una vera e propria “vetrina relazionale“, in cui l’autenticità (e quindi la corrispondenza tra Bacheca e vita interiore) è intrinsecamente trascurata: è ben difficile che un utente insoddisfatto della sua vita, sottoposto ad una carrellata di status che mostrano successo e felicità degli amici, mostri agli altri infelicità o invidia; è molto più probabile che dissimuli i sentimenti negativi e simuli soddisfazione e contentezza, evitando di essere poi ulteriormente insoddisfatto di sè per il calo di popolarità! ricerca3

Accenniamo ora alla prospettiva filosofica della Medicina Omeopatica e al giudizio che questa ha del rapporto tra uomo, tecnologia e libertà. La piena libertà coincide con la piena vitalità e salute e la limitazione della libertà che la malattia comporta è motivata dal senso che la malattia stessa ha per l’economia vitale della persona. La libertà è tutt’uno con il volere il bene (che è bene di sè congiunto al bene altrui),  il pensare il vero e l’agire secondo giustizia. I concetti omeopatici di bene e di verità affondano le radici nelle leggi naturali del tutto vivente. La tecnologia, in quanto prodotto della mente naturale dell’uomo, non può essere considerata artificiale, in contrapposizione al naturale della Natura. Il problema infatti non è la tecnologia di per sè ma gli effetti del suo utilizzo da parte di un’umanità malata nella sua umanità: lo spaventoso divario sociale tra estremamente ricchi ed estremamente poveri, le guerre, il disastro ambientale, gli olocausti, gli ordigni nucleari etc… sono gravi sintomi della malattia umana. Il sano e naturale volere il bene diventa volere il male, il pensare il vero diventa il pensare il falso e l’agire secondo giustizia diventa l’agire deliberatamente ingiusto. Ed è proprio in questo contesto che si colloca questa ricerca. ricerca4

Assodata la scarsa qualità scientifica di questo discutibile esperimento sociale, occorre infatti riflettere, poichè FB sperimenta sempre nuove modifiche dell’algoritmo che predispone l’ordine e la sequenza degli status che l’utente riceve, mettendone alcuni in primo piano e altri sullo sfondo, alcuni vicini e altri lontani mentre li guardiamo dalla finestra virtuale del nostro account; si tratta insomma del codice che dà un significato autonomo (il logos) all’esperienza sociale del noto social network. Adam Kramer, del Core Data Science Team di Facebook, spiega che l’obiettivo della ricerca era migliorare il prodotto e conclude con “I messaggi online influenzano la nostra esperienza delle emozioni, che potrebbe agire su una gran varietà di comportamenti offline”.. l’unica vera verità dell’intero studio!

Ma è giusto lasciare che un algoritmo informatico, che non è altro che un prodotto commerciale (come tale non finalizzato al bene comune), influenzi la nostra esperienza emozionale e i nostri comportamenti? Tutti ci vogliamo sentire liberi ma quale libertà possiamo vantare se le nostre emozioni e i nostri comportamenti sono influenzati da un codice di cui non sappiamo nulla? Viviamo dunque in democrazia o il potere è piuttosto a un passo dall’essere detenuto da un oligopolio che altera i nostri sentimenti facendo leva sul conformismo? Un doveroso saluto ora a menti lungimiranti che videro il problema in epoca pre-tecnologica: goldfish jumping out of the water

Antonio Gramsci, grande intellettuale e filosofo, affermava  che in uno stato moderno il controllo del potere non si ottiene con la coercizione o l’imprigionamento, ma piuttosto con l’abilità di plasmare l’immaginario umano. In uno dei maggiori capolavori distopici del Novecento, “Brave new world” di Aldous Huxley, si immagina un mondo in cui ogni manifestazione vitale è direttamente regolata dal conformismo e dalla persuasione; ogni comportamente non previsto viene eradicato con uno psicofarmaco fornito dallo stato ad ogni cittadino, ottenendo il completo stordimento di ogni impulso vitale.

Le conclusioni del paper sembrano tuttavia un po’ deludenti rispetto al tono sensazionalistico e appaiono come una semplice conferma del conformismo sociale, fenomeno studiato da decenni in psicologia. Dov’è dunque la novità di questa discutibile ricerca?

La novità è che si possa dire alla luce del sole e con la pretesa di scientificità che l’ambiente sociale a cui noi ci adeguiamo può anche essere sostanzialmente fittizio, essendo il risultato di una sapiente dissezione, selezione, enfasi e riassemblaggio del vero mondo in cui viviamo. Oggi ci sono le possibilità tecniche per creare un ambiente sociale fittizio, perfettamente cucito su misura delle mie abitudini, diverso per ognuno di noi. Il mio ambiente sociale fittizio, proprio perchè così squisitamente mio, mi impedisce di fatto qualsiasi solidarietà, vera compagnia e comunicazione  (che si basa invece dalla condivisione di uno schema comune), realizzando una società del tutto a-sociale. Ecco a tutto tondo il paradosso drammatico del terzo millennio: persone ossessionate dal bisogno di fare quello che fan tutti mentre ognuno, solo sul cuore della Terra, vive in un mondo diverso!

Con le nuove tecniche di big data analysis and surveillance vengono superati i problemi della pubblicità tradizionale. Quando si guarda uno spot si può provare repulsione: a nessuno piace che gli si dica cosa deve pensare. Nel web dei giorni nostri invece è molto più difficile provare fastidio perchè i contenuti – scelti da altri – si adagiano automaticamente nelle forme che noi preferiamo.

ricerca6Non possiamo essere ignari dell’impatto che i social come FB avranno sulle nostre libertà personali: questo genere di potere è quasi più forte di un totalitarismo, perchè è  individualizzato,  progettato per non creare resistenza. Internet oggi ci permette di spazzare via le barriere fisiche tra esseri umani, ma allo stesso tempo offre, a chi ne ha le possibilità, un’indagine invisibile e invadente dell’interiorità di ogni individuo. La sociologa Zeynep Tufekci afferma che le piattaforme come Facebook sono caratterizzate da una grande asimmetria d’informazione: loro possono ottenere risposte, che noi non abbiamo, a domande che non ci hanno mai direttamente rivolto e di cui non siamo consapevoli. Di fronte all’interfaccia apparentemente semplice e banale si cela invece il più complicato meccanismo di alterazione delle coscienze mai realizzato. Ricordiamocene e ricordiamoci anche che le alterazioni del volere, del pensare e dell’agire sono, secondo l’omeopatia classica, l’essenza stessa della malattia umana. La tecnologia non è nè innaturale nè patogena di per sè, ma è uno straordinario strumento che può dare immensi benefici o incommensurabili danni, tutto dipende da quanto chi ne detiene il potere è vicino o lontano a volere il bene comune, a pensare il vero e ad agire secondo giustizia.

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