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Ansia: il passepartout di una società dilaniata

Diamo insieme uno sguardo alla psicopatologia di massa delle nostre albe e dei nostri tramonti: l’ansia.

anxietyAlla domanda “Cos’è l’ansia?” spesso la risposta è “L’ansia è… l’ansia… lo sanno anche i bambini”.  Purtroppo. Indiscutibilmente è in aumento il numero delle persone che ne soffrono e in diminuzione l’età di esordio.

“Ansia,” una delle parole oggi più usate, esprime diversi stati di disagio interiore; ma l’ansia mia è diversa da quella tua e l’ansia di oggi è un po’ diversa da ieri… ecco quindi che una parola astratta, ansia, ha sostituito la narrazione di concreti stati d’animo da raccontare a sè e agli altri con espressioni personali, dialettali e poetiche, concreti stati d’animo da affrontare con la  forza naturale dell’uomo.

Il termine medicoansia” parla oggi nel vuoto di parole del nostro analfabetismo di ritorno e nel vuoto di consolazioni (ovvero strumenti culturali per affrontare il mal-essere). In questo vuoto l’ansia è una malattia da sconfiggere, anzi distruggere, con farmaci ansio-litici denominati anche anti-ansia con terminologia  di derivazione bellica, evocatrice di una guerra in atto nel corpo tra ben-essere e mal-essere.

I farmaci ansiolitici sedativi  iperpolarizzano le cellule nervose rendendole  meno sensibili a tutti gli stimoli, sia a quelli ansiogeni che a quelli  necessari per la regolazione di tutte le funzioni del corpo e della psiche: gli ansiolitici portano dunque una sorta di offensiva all’unità psico-fisica in toto e non solo al mal-essere! Riducono l’efficienza di importanti funzioni come attenzione, concentrazione, vissuto emozionale, memoria e coordinazione muscolare poichè riducono la naturale sensibilità delle cellule nervose, parte integrante dell’evoluzione biologica che ha portato alle straordinarie capacità del cervello umano. Inoltre gli ansiolitici indeboliscono la psiche anche a motivo della stessa azione terapeutica, cioè la soppressione dei sintomi ansiosi. Infatti, benchè sgradevoli, i sintomi ansiosi sono forti segnali vitali, rivelatori di conflitti interiori.

keep calm anxiety Oggi la fisionomia dellansia di massa impone la considerazione dei conflitti interiori collettivi. Spesso l’ansia di massa viene attribuita alla crisi economica e al conflitto sociale, che invece rendono ragione di conflitti esteriorizzati e tangibili, mentre l’ansia propriamente detta è espressione -ribadiamo- di conflitti interiori, non facili da identificare. Nella genesi dei conflitti interiori collettivi hanno un grande ruolo i media che, grazie a forti processi di identificazione, determinano sin dalla prima infanzia l’interiorizzazione delle contraddizioni della nostra società. Il singolo di questa collettività vive molteplici conflitti riconducibili al conflitto radicale tra le richieste (spesso distruttive!) di un mondo sociale in sfacelo eppur pieno di illusorie promesse e la naturale richiesta (di vita ovviamente!) della forza vitale. La psiche della persona sedata percepisce meno i conflitti interiori ma diviene col tempo ancor più lontana dal ben-essere ricercato col farmaco anti-mal-essere.

anxiety-disorder-treatmentI farmaci ansiolitici, che hanno  indicazione medica specifica per situazioni cliniche selezionate, oggi sono diventati oggetto di un consumo di massa. Purtroppo mancano dati esaustivi sul consumo di ansiolitici che permetterebbero di quantificare con precisione questo fenomeno preoccupante a livello sociale ma anche medico, in quanto gli ansio-litici possono dare gravi effetti collaterali a lungo e breve termine, compresa la probabilità quintupla di incidenti stradali. Nonostante viviamo nella società dei numeri e siamo ossessionati dalle minime variazioni dello spread, mancano  dati nazionali: gli ansio-litici non sono mutuabili e quindi le prescrizioni mediche non sono sottoposte a conteggi di spesa da parte del SSN. Per di più l’obbligo di ricetta non è sempre osservato, come già da un decennio hanno problematizzato autorevoli Istituti di Ricerca.

Alcune ASL hanno però realizzato studi sulla popolazione locale e ne risultano dati allarmanti, come quelli della ricerca del 2008 in Veneto su  circa 11000 donne: il 34% ha dichiarato di aver utilizzato farmaci psicotropi negli ultimi 6 mesi. Il rapporto presentato nel 2010 al XVIII Congresso ECNP (European College of Neuropsychopharmacology) di Amsterdam sulla salute mentale nei Paesi Europei stima che per il 2020 il disturbo d’ansia sarà la seconda causa più importante di malattia. Una catastrofe annunciata da tempo ma non si assumono provvedimenti non-farmacologici in Italia, il Bel Paese che da solo ha un terzo degli psicologi di tutta Europa, più di 70.000 su 210.000.

mediaUna catastrofe annunciata per tempo è quasi una profezia ineluttabile per una società fondata sulla manipolazione del rapporto tra richiesta e offerta del mercato; infatti non mancano strumenti per indurre bisogni e comportamenti che poi sembrano essere, come per magia, libere espressioni di scelte individuali in un mondo sociale in sfacelo eppur pieno di illusorie promesse… I media colonizzano giorno dopo giorno, senza requie, sotto le false spoglie della libertà democratica, attraverso display di ultima generazione, i pensieri, le emozioni, i gusti, i desideri, i comportamenti.  Ma la forza vitale urla a gran voce, attraverso i sintomi ansiosi, il mal-essere che non merita, in virtà dell’amore per la vita, di essere ridotto con gli ansio-litici a debole lamento. Credereste di risolvere un malfunzionamento ai freni dell’auto disattivandone la spia sul cruscotto?

Ma il paradigma organicistico non è  di certo l’unico in Medicina. Accanto al paradigma psico-somatico troviamo il paradigma olistico delle Medicine Naturali. Secondo l’omeopatia, la medicina olistica più conosciuta, la forza vitale individuale è interconnessa con la forza vitale collettiva  e il rimedio omeopatico appropriato alla persona può riequilibrarne la forza vitale alterata anche da forze sociali distruttive; così l’energia vitale in salute fluisce verso il Bene comune, scopo superiore dell’esistenza umana.

Questa non è la prima crisi sociale e culturale dell’umanità, ma certamente è la prima che vede l’uso di massa di psicofarmaci. In passato le crisi hanno segnato il passo di mutamenti culturali, filosofici e religiosi in cui la concezione della vita e l’etica si ridefinivano insieme ai mutati rapporti socio-economici e i soggetti esperimentavano comunque il dinamismo di mutati orizzonti d’umane consolazioni. Ora ci stiamo abituando passivamente alla farmacologizzazione della società, nonostante la consapevolezza di molti riguardo alla sua dannosità nella gestione della sofferenza di qualche miliardo di creature umane, e in qualche misura di ognuno di noi.

Wellness_PeopleIn moltissimi casi, la consapevolezza dei conflitti interiori collettivi e la consapevolezza di essere cittadini di un mondo in sfacelo (che non è, non sarà nè mai fu, fiabesco) potrebbe costituire già di per sè forza di sopravvivenza risanante. I singoli individui non hanno colpa di inadeguatezze tali da dover ridurre la sensibilità meravigliosa delle proprie cellule nervose attraverso una medicalizzazione spesso imbarazzante per lo stesso apparato sanitario, costretto ad essere oggi sentinella della crisi ancor prima che promotore di salute. Ognuno però porta la responsabilità-colpa di aver partecipato al coro delle sirene dell’iniqua fiaba del miracolo economico infinito, una responsabilità verso sè stessi, gli altri e il futuro: assumersi ora l’impegno di un cambiamento sostenibile per tutti è il primo passo individuale e collettivo per rafforzare la propria forza vitale e ricongiungersi agli scopi più alti dell’esistenza umana, che rendono naturalmente grande ed eterna ogni vita nell’angolo di mondo che essa abita.

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